Nello stesso periodo le ovaie cessano la loro attività e, di conseguenza, diminuisce nel sangue la quantità degli estrogeni, cioè di quegli ormoni prodotti fino allora dalle ovaie. Ed è proprio il calo degli estrogeni che può provocare dei disturbi e sintomi, di natura neurovegetativa (vampate di calore, sudorazioni profuse, palpitazioni e tachicardia, sbalzi della pressione arteriosa, disturbi del sonno, vertigini, secchezza vaginale e prurito genitale) e di natura psicoaffettiva (irritabilità, umore instabile, affaticamento, ansia, demotivazione, disturbi della concentrazione e della memoria, diminuzione del desiderio sessuale). Quando diminuiscono gli estrogeni le conseguenze più importanti sono: aumento del rischio cardiovascolare (infarto cardiaco, ictus cerebrale, ipertensione) e le patologie osteoarticolari, in particolare l’aumento dell’incidenza dell’osteoporosi.
E allora cosa fare? Innanzitutto è necessario un regime dietetico controllato. Dobbiamo prediligere, se possibile, cibi integrali, poiché più ricchi di fibra, vitamine e sali minerali. Vanno poi limitati il più possibile i grassi in eccesso e i cibi troppo salati. Infine beviamo almeno 25 ml di acqua per kg corporeo. In merito al trattamento dei sintomi, è fondamentale identificare una terapia appropriata e personalizzata; dunque è necessario l’intervento del ginecologo che potrebbe consigliare una terapia ormonale sostitutiva, dopo, però, attenti esami clinici. Per molte donne un'appropriata terapia ormonale, pianificata e monitorata con cura, può aumentare la vita media e migliorare, in modo significativo, la qualità di vita degli anni postmenopausali. È infatti possibile rendere prevenibili le patologie cronico-degenerative, le loro complicanze e i tumori.