Posticipare di anni la gravidanza: al Centro Iatropolis l'azienda 'Preserva' effettua Crioconservazione e 'custodisce' il liquido seminale maschile

Sono circa 6mila le donne italiane che ogni anno decidono di affidarsi alla crionconservazione o social freezing ed il numero è in costante crescita, del 20% circa. Ma cosa si intende con questi due termini che poi sono sinonimi. Per Social Freezing si intende la crioconservazione degli ovociti, utile per quelle donne che devono sottoporsi a terapie mediche, ad esempio, chemioterapiche e radioterapiche, ad interventi chirurgici ovarici o semplicemente a quelle donne che vogliono spostare più avanti nel tempo il momento della gravidanza e della maternità. 

Tutte queste situazioni potrebbero inficiare la possibilità di ottenere facilmente una gravidanza spontanea se si pensa che a 25 anni le chances di concepimento in una coppia si attesta intorno al 20-25% per ogni ovulazione, per calare drasticamente già dai 35 anni in poi. Ma la crioconservazione degli ovociti, come detto, può essere preziosa anche per quelle donne che, semplicemente, vogliono posticipare la gravidanza dal momento che in Italia si diventa genitori per la prima volta attorno ai 32 anni (31,8) e non tutte arrivano al concepimento allo stesso livello di fertilità. Per affrrontare la crioconservazione o social freezing basta rivolgersi ad un centro specializzato in Procreazione Medicalmente Assistita e seguire degli step: effettuare innanzitutto una consulenza con un professionista che valuti la possibilità di ricorrere alla tecnica e prescriva degli esami preliminari, come l’AMH (ormone antimulleriano). Questo dosaggio, assieme alla conta follicolare eseguita ecograficamente, permette di aprire una finestra sulla fertilità della donna che li effettua, e di conseguenza di formulare ipotesi sul successo del recupero degli ovociti.

Valutati gli esami preliminari, compresi esami generali per effettuare l’anestesia, infettivi su sangue (Epatiti, HIV e Sifilide) e Tamponi Vaginali, se tutto risulta nella norma, il medico procede a prescrivere il protocollo di stimolazione più adatto al caso specifico.

La stimolazione consiste nell’indurre i follicoli, tramite iniezioni sottocutanee di farmaci, a maturare in numero maggiore, così da permettere il recupero del maggior numero possibile di ovociti. Ci si sottopone poi a regolari monitoraggi ecografici e dosaggi ematici per valutare costantemente la crescita dei follicoli e la risposta alla stimolazione.

Raggiunta la maturazione follicolare desiderata, arriva il giorno del Pick-Up Ovocitario: la paziente, digiuna (senza aver assunto liquidi e cibi solidi) dalle 8 ore precedenti, munita di un pigiama e delle ciabatte, senza monili e senza smalto, viene sottoposta ad una sedazione profonda (non è prevista intubazione) durante la quale il medico specialista, previa pulizia della zona, aspira tramite un sottile ago e sotto guida ecografica il liquido contenuto nei follicoli ovarici, nel quale si trova l’ovocita.

Terminata la procedura, la paziente si risveglia e resta per un breve periodo in osservazione, circa per una o due ore, dopo le quali può tornare a casa, restare a riposo fino al mattino successivo e seguire la terapia consigliata.

Nel mentre, gli embriologi “puliscono” gli ovociti, ne valutano il livello di maturazione, contano quelli che possono essere conservati, e previa utilizzo di sostanze protettive, li “congelano” in azoto liquido (questo processo viene più specificamente chiamato vitrificazione)

Questa è la Crioconservazione, e permette di conservare gli ovociti con le caratteristiche, la genetica e l’età del momento in cui vengono prelevati e conservati, per poterli poi utilizzare per una futura tecnica anche molto più avanti negli anni, quando, per età, quelle caratteristiche non sarebbero più così favorevoli.

Al Centro Iatropolis di Caserta, che da anni si occupa di ginecologia e di fecondazione assistita, grazie all'esperienza e all'autorevolezza del dottore Raffaele Ferraro, è possibile effettuare la crioconservazione degli ovociti, attraverso la nuova azienda PRESERVA. E' possibile, inoltre, per gli uomini congelare e quindi 'custodire' il liquido seminale. Per info potete chiamare il numero telefonico 0823 325388 oppure inviare una mail a genesiscaserta@gmail.com.

Voglia di diventare genitori. L'inquinamento è tra le cause di infertilità: si stima che il 15% delle coppie non sia fertile

L'infertilità, negli ultimi decenni, ha acquisito sempre più un ruolo importante e di attualità nel nostro vocabolario. I meccanismi della società moderna basata sempre più sulla mancanza di stabilità nell’attività lavorativa e da stili di vita non sempre adeguati, potrebbero condizionare negativamente la nostra voglia di diventare genitori. Di conseguenza oggi, di più rispetto a 20 anni fa la fertilità va preservata sin dall’infanzia. A volte, fortunatamente, banali infezioni contratte nell’infanzia e durante la giovane età, se trascurate, possono comportare conseguenze negative a lungo termine sulla fertilità. Come spiegavamo in precedenza il lavoro, la realizzazione nella società o altre problematiche tendono a rimandare la nascita di un figlio. Ogni donna nasce con un numero predefinito di cellule uovo (riserva ovarica) che, con il passare del tempo, si riduce fino ad esaurimento. 

Per questo motivo la fertilità delle donne diminuisce a partire dai 30 anni con un calo molto significativo dopo i 40. Oggi, si stima che circa il 15% delle coppie sono infertili (nel senso che dopo un anno, a volte due, di rapporti regolari e non protetti non sono riuscite a concepire). Il fumo, l’obesità o l’eccessiva magrezza, diverse sostanze ambientali, come i derivati delle plastiche e degli idrocarburi, l'inquinamento che dalle nostre parti non è proprio basso complice il problema della 'Terra dei Fuochi' non risolto, la sedentarietà e l’uso di sostanze dopanti rappresentano alcuni tra i principali fattori di rischio. Ma ci sono anche le infezioni sessualmente trasmesse che possono condizionare e non poco. Nel corso degli ultimi anni si è registrato un incremento delle patologie acute e croniche della sfera riproduttiva. Sono aumentate, nelle donne, le alterazioni tubariche, le malattie infiammatorie pelviche, fibromi uterini, endometriosi, alterazioni ormonali e ovulatorie. 

Negli uomini, invece, sono lievitate le condizioni che alterano la produzione ormonale, riducono il testosterone e modificano la struttura e la funzione del testicolo, come varicocele, criptorchidismo, malformazioni genitali, infiammazioni testicolari, patologie prostatiche. Quando l’infertilità colpisce una coppia, oltre alle terapie del caso che vanno stabilite con il proprio medico e che possono ‘sbloccare’ la situazione, si può tentare con la Fecondazione Assistita che sta avendo sempre più successo. 

Il Centro Iatropolis-Genesis Day Surgery di Caserta, diretto dal Dottore Raffaele Ferraro, rappresenta un’eccellenza in tal senso. Nel 2025 la nostra struttura ha effettuato oltre 650 trattamenti per ciò che riguarda la Procreazione Medicalmente Assistita. Questo dato colloca Iatropolis-Genesis Day Surgery tra i centri più produttivi dell’Italia intera. INOLTRE è specializzato, attrraverso l'azienda PRESERVA, nella croconservazione di ovociti (donne naturalmente) e di liquido seminale maschile. In questo modo si può mettere al sicuro da giovani la gravidanza futura e rinviarla anche ad oltre i 35 anni, sia per la donna che per l'uomo. Per maggiori info potete chiamare lo 0823 325388 oppure scrivere a genesiscaserta@gmail.com

Rapporto Nascita. Cresce la fecondazione assistita in Italia. Campania seconda per parti con la Procreazione Medicalmente Assistita: ben 1527

Continua il calo delle nascite in Italia. Ce lo spiega il rapporto “Certificato di assistenza al parto (CeDAP) - Analisi dell’evento nascita - Anno 2024” pubblicato a dicembre 2025 dall’Ufficio di Statistica del Ministero della Salute. Anche nel 2024 c'è stata una flessione: 370.577 nuovi nati rispetto ai 382.621 registrati nel 2023 e alle 393.997 registrati nel 2022. Per quanto riguarda i parti il 90,7% è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, il 9,1% nelle case di cura accreditate e solo lo 0,12% altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, etc). Nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche, le percentuali sono sostanzialmente diverse. Il 60,5% dei parti viene assistito in strutture dove avvengono almeno 1000 parti annui mentre l’8,6% ha ancora luogo in strutture che assistono meno di 500 parti annui.

L’età media delle madri al parto è di 33,3 anni tra le italiane e 31,3 anni tra le cittadine straniere. L’età media al primo figlio è per le donne straniere pari a 29,4 anni e superiore a 31 anni per le italiane, con variazioni regionali. Il 41,5% delle madri italiane ha una scolarità medio alta, il 21,9% medio bassa e il 36,6% ha conseguito la laurea mentre tra le donne straniere prevale una scolarità medio bassa (40,9%). L’analisi della condizione professionale evidenzia che il 62,4% delle madri italiane ha un’occupazione lavorativa, il 26,3% sono casalinghe e il 15,4% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione mentre tra le donne straniere la percentuale di casalinghe è pari al 50,5%. 

Il rapporto inoltre ci informa che nel 77,1% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie, a conferma del consolidamento di una pratica che si discosta notevolmente dalle 2 ecografie raccomandate dalla linea guida nazionale e da quanto previsto dai livelli essenziali di assistenza. Il numero medio di ecografie effettuato dalle donne residenti nel Nord del Paese è inferiore rispetto a quello rilevato nelle Regioni del Sud e, come nei precedenti anni, il numero non presenta differenze in caso di gravidanza fisiologica o patologica a conferma di una inappropriatezza prescrittiva, spia di un eccesso di medicalizzazione dell’assistenza.

Il ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA) risulta, in media, in 4,2 gravidanze ogni 100, in crescita rispetto agli anni passati. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero (FIVET) (48,2%), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) (36,4%). Nel 49,01% dei concepimenti da PMA è stato effettuato un cesareo e la percentuale di parti plurimi si conferma maggiore (6,6%) di quella registrata nel totale delle gravidanze (1,4%), seppur in diminuzione rispetto agli anni precedenti grazie all’avanzamento delle tecniche e alla politica del “single embryo transfer”.

Per quanto riguarda la Campania siamo la seconda regione italiana dopo il Trentino Alto Adige ad avere il maggiore tasso di natalità. I parti, in Campania, per il 61,1% avvengono in strutture pubbliche, per il restante in quelle private e l'età della madre al primo figlio varia tra i 30 ed i 32 anni. Vola la PMA nella regione Campania: nel 2024 ben 1527 parti sono arrivati con la fecondazione assistita (davanti solo la Lombardia in Italia). Qyuasi il 50% ha adottato la tecnica FIVET, il 30% l'ICSI.

Vi ricordiamo che il Centro Iatropolis-Genesis Day Surgery di Caserta, sito in via De Falco, è leader per ciò che riguarda la ginecologia e la fecondazione assistita con oltre 700 trattamenti nel solo anno 2025. Da decenni infatti il dottore ginecologoco Raffaele Ferraro è impegnato in questo ed anche, come Direttore Sanitario, nella crioconservazione degli ovoiciti e degli spermatozoi che consente a chiunque di posticipare il sogno di diventare genitori.

Malattie sessualmente trasmesse. Epatite B ed Epatite C. A seguire concludiamo con l'HIV

Chiudiamo la nostra carrellata relativa alle principali malattie sessualmente trasmissibili conl'HIV, epatite B ed epatite C. Tutte e tre sono accomunate dal fatto che, nonostante la trasmissione attraverso i rapporti sessuali sia frequente o possibile, i sintomi non si manifestano a livello dei genitali. Il virus dell’immunodeficienza acquisita (HIV) colpisce il sistema immunitario, mentre HBV e HCV possono causare infezioni del fegato denominate rispettivamente epatite B e epatite C. L’HIV si trasmette attraverso il sangue (piccole escoriazioni sui genitali), lo sperma e le secrezioni vaginali. L’unico sistema di evitare il contagio con una persona infetta è quello di utilizzare il preservativo durante i rapporti sessuali.

L’HBV può facilmente trasmettersi attraverso i rapporti sessuali, ma la vaccinazione del partner evita il contagio.
L’HCV non ha un grosso rischio di trasmissione per via sessuale (circa 5%), ma non è ancora disponibile la vaccinazione.

L’HIV può trasmettersi dalla madre al feto durante la gravidanza e il parto.Il rischio di trasmissione è attualmente molto ridotto utilizzanti farmaci antivirali durante la gravidanza, praticando il taglio cesareo ed evitando l’allattamento al seno. Il rischio di trasmissione dell’HBV al neonato è quasi azzerato praticandogli la vaccinazione nei primi giorni dopo la nascita. L’HCV non ha un rischio di trasmissione al feto molto elevato, ma non ci sono modi per evitarlo. Taglio cesareo e evitare l’allattamento non si sono dimostrati efficaci, per cui non sono attualmente raccomandati.

Scopriamo il Papilloma virus, malattia sessualmente trasmissibile molto diffusa

Tra le malattie sessualmente trasmissibili troviamo anche il Papova virus, o papilloma virus (Human Papilloma Virus). Si tratta di un virus estremamente diffuso, tanto che si calcola che circa il 70-80% della popolazione sessualmente attiva venga infettato in qualche momento della vita, di solito in giovane età, quando comincia l’attività sessuale. Si trasmette soprattutto per via sessuale, anche se non sempre è possibile risalire alla fonte di contagio. Non si può escludere anche una trasmissione per via non sessuale, attraverso acqua o oggetti contaminati.

L'HPV è un virus oncogeno, cioè ha la capacità di causare alterazioni pretumorali e tumorali delle cellule della mucosa che riveste il collo dell'utero, determinando quindi il tumore del collo dell'utero (cervice). L'HPV ha vari sottotipi, che hanno diversa potenzialità di causare trasformazioni tumorali. Tuttavia, solo una piccola minoranza delle persone venute a contatto con il virus avrà problemi di questo tipo, perché il loro sistema immunitario riesce ad eliminarlo, e fortunatamente il tumore è preceduto da alterazioni pretumorali (displasie) che si possono facilmente curare con terapie conservative, come la rimozione della sola piccola parte di mucosa colpita. 

Queste alterazioni vengono classificate come CIN (Cervical Intraepithelial Neoplasia) o SIL (Squamous Intraepithelial Lesion). Molte spesso le lesioni da HPV vanno incontro alla regressione spontanea, per cui molti casi di displasia lieve non si trattano ma vengono solo controllati nel tempo. Le lesioni da HPV che causano alterazioni tumorali o pretumorali del collo dell'utero non causano lesioni nel maschio. La maggior parte degli esperti ritiene che l’uso di metodi come il preservativo per evitare il contagio non sia proponibile a livello pratico. 

Alcuni tipi di HPV possono causare invece i condilomi genitali, specie di verruche che si localizzano alla zona vulvare nella femmina e sul pene nel maschio. Queste lesioni hanno un potenziale oncogeno molto scarso, mentre sono molto infettive per cui vanno trattate. Il modo più semplice è quello di applicare localmente una soluzione a base di podofillina, e solo se questa risulta inefficace passare alla rimozione con diatermocoagulazione o laser. In questo caso, quando una dei due partner è affetto, è essenziale usare il preservativo fino a completa guarigione per non contagiare l’altro. Le terapie di rimozione del CIN sono ambulatoriali e praticate in anestesia locale, e non danno nessun effetto negativo sulla successiva capacità di avere gravidanze.La diagnosi di infezione da HPV si fa visivamente nel caso dei condilomi, mentre il pap-test e i test virali (Virapap) individuano la presenza del virus nelle cellule del collo dell’utero.

Malattie sessualmente trasmesse: scopriamo l'Herpes Genitale e la Sifilide

Continuiamo il nostro viaggio sulle malattie sessualmente trasmissibili. In questo articolo ci occupiamo dell'Herpes Genitale e della Sifilide. Partiamo dalla prima. La causa dell’infezione è un virus e il contagio è prevalentemente per contatto sessuale con persone infette.L’infezione si manifesta con la comparsa di vescicole dolorose sui genitali. Caratteristico dell’infezione erpetica genitale è che spesso è ricorrente, a somiglianza dell’herpes labiale, perché il virus, anche quando le lesioni non sono presenti, non viene eliminato dall’organismo ma si rifugia allo stato latente nelle cellule del nervo sensoriale che innerva la zona della lesione. 

La diagnosi è di solito abbastanza semplice anche con la sola visita, ma in caso di dubbio sono disponibili anche test di laboratorio.La trasmissione dell’infezione si può ridurre utilizzando il preservativo quando sono presenti le lesioni ai genitali. Se una donna è affetta al momento del parto, bisogna praticare un cesareo, perché il virus potrebbe causare danni al bambino. La terapia va effettuata con farmaci antivirali per via orale. Nei casi ricorrenti, si può praticare una profilassi con farmaci antivirali per bocca della durata di qualche mese. 

Invece la sifilide, o lue, è una malattia causata da un batterio, il Treponema Pallido. L’infezione colpisce dapprima i genitali, causando un’ulcera. In seguito il batterio invade il sangue e altri tessuti, e nel corso di anni può determinare danni a vari organi. Attualmente la sifilide è una malattia piuttosto rara, perché sono aumentati i controlli e perché il batterio è molto sensibile alle terapie antibiotiche somministrate anche per altri motivi.L’infezione in gravidanza può venire trasmessa al feto, causandogli gravi alterazioni. Per questo negli esami che si effettuano all’inizio della gravidanza sono sempre compresi gli esami sierologici per la sifilide.La diagnosi si fa attraverso esami del sangue, che evidenziano la presenza di anticorpi specifici. La terapia antibiotica è semplice e rapidamente risolutiva. Deve naturalmente essere estesa a tutti i contatti sessuali.

 

Dal ginecologo. Malattie sessualmente trasmesse: il Trichomonas è un parassita che provoca bruciore, arrossamento, prurito e

Continuiamo il nostro viaggio nelle malattie sessualmente trasmissibile è affrontiamo il Trichomonas. Si tratta di un parassita la cui via di trasmissione è prevalentemente sessuale, ma non si può escludere il contagio attraverso oggetti (biancheria, asciugamani, toilette, acqua) contaminati.

I sintomi sono bruciore, arrossamento, prurito ai genitali, con aumento della secrezione vaginale che assume un colore gialloverdastro.L’infezione resta localizzata ai genitali, e non provoca danni permanenti. È stato ipotizzato che in gravidanza possa determinare rottura precoce delle membrane. La terapia deve essere eseguita per via orale, ed estesa al partner anche se asintomatico. La diagnosi dell’infezione si può fare con la semplice visita se i sintomi sono chiari. Altrimenti, la presenza di questo microrganismo si può diagnosticare con l’esame microscopico e colturale (tampone vaginale) o, occasionalmente, attraverso il pap-test.