Caldo asfissiante, a tavola pasti più leggeri. Importante ingerire una quantità maggiore di liquidi

E’ scoppiato il caldo, a dire il vero un caldo torrido appartenente più ai mesi di luglio e agosto che a giugno. Temperature che hanno superato i 40 gradi e che ci hanno messo a dura prova. Naturalmente il nostro organismo può risentirne ed allora ci permettiamo di darvi qualche consiglio sull’alimentazione da seguire in questo scorcio di anno. Ogni giorno è necessario, per il nostro fabbisogno, ingerire il 60% di carboidrati, 15% di proteine e il 25% di grassi. Occhio ai grassi: il suggerimento cade sugli insaturi. E quindi ci riferiamo, ad esempio, all’olio extra vergine di oliva (versato a crudo), oppure all’Omega 3. Inoltre sarebbe opportuno a pranzo e/o a cena dell’insalata verde, finocchi, oppure spicchi d’arancia, carote, sedano. Tutti importantissimi per la salute di ciascun individuo, così come pesce e carne, quest’ultima più bianca che rossa. Continuando, dobbiamo assolutamente ingerire più liquidi. Bere spesso è fondamentale. Due litri e più di acqua possono rappresentare un sufficiente fabbisogno per idratarsi. Non dimentichiamoci, infine, la frutta che andrebbe consumata, come la verdura, in quantità maggiori rispetto agli altri mesi dell’anno perché apporta ulteriori liquidi. In linea generale consumare più pasti, ma leggeri, al giorno ricchi, se possibile, di acqua/liquidi.

 

Ondate di calore. Alcuni suggerimenti per le donne in gravidanza

Temperature ben oltre la media stagionale. Oggi, 28 giugno 2022, sono stati registrati 40 gradi a Caserta alle ore 12. Quasi un record, se non esattamente un record. E nei prossimi giorni non sono previsti esattamente temporali. E allora ci permettiamo di dare alcuni consigli alle donne che attualmente sono in gravidanza e presto diventeranno mamme. Cominciamo col dire che in gravidanza il corpo della donna subisce dei cambiamenti fisiologici. Uno di questi è l’aumento del volume del sangue materno utile a garantire un adeguato flusso sanguigno alla placenta. Per questo motivo la futura mamma deve idratarsi molto spesso perchè può incorrere nella disadratazione. Quindi deve bere in abbondanza per reintegrare i liquidi persi. Per quanto concerne il caldo eccessivo, secondo recenti studi durante le ondate di calore, sarebbe più elevato il rischio di nascite premature, in quanto il caldo può far lievitaree il livello di alcuni ormoni che inducono le contrazioni ed il parto. Ciò accade soprattutto nelle persone che hanno pressione alta o diabete in gravidanza. In linea generale i suggerimenti che possiamo dare sono i seguenti: bere almeno 2 litri di acqua al giorno, limitare il consumo bevande gassate, molto zuccherate, alcoliche e fredde. Inoltre sarebbe opportuno effettuare pasti leggeri e ricchi di verdura e frutta. In caso di ondate di calore se si è in casa consigliamo di oscurare le finestre in quelle stanze dove batte il sole ed evitare di soggiornarvi nelle ore più calde. Se si possiede un condizionatore andrebbe regolata la temperatura tra i 24 ed i 26 gradi. Utilizzate infine indumenti leggeri e se si è accaldati effettuare docce con acqua tiepida, non fredda 

In gravidanza. Liquido amniotico, nei casi di surplus c'è il rischio di parto pre termine

Fortunatamente solo in rarissimi casi, durante il periodo di gravidanza, potrebbe verificarsi un surplus di liquido amniotico. Quando accade ciò si parla di polidramnios. Questo stato di fatto non è dannoso per il bambino, ma può comportare un maggior rischio di parto pre termine per via dello stiramento uterino. Per questo, nei casi in cui il polidramnios è particolarmente importante (al di sopra di 350-400 ml) o quando la madre non riesce a respirare, si può eventualmente decidere per l’ "amnioriduzione", vale a dire una sorta di svuotamento. Per quanto riguarda la madre, in caso di polidramnios, può andare incontro a un discomfort a causa della distensione addominale. Le cause possono essere diverse: dal diabete materno alla sindrome da trasfusione feto-fetale. Oppure, altra motivazione, può essere legata all’idrope fetale. In alcuni casi il polidramnios potrebbe dipendere da ostruzioni del tratto gastrointestinale. Abitualmente questa eccessiva quantità di liquido amniotico si presenta a partire dalla 26ª settimana. Tra le altre cause troviamo anche le patologie neuromuscolari (distrofia miotonica) che comportano una ridotta deglutizione e malattie infettive. Ma, sempre durante la gravidanza si può verificare anche la condizione opposta, cioè una carenza del liquido amniotico. In questo caso parliamo di oligoidramnios. Può essere causatoda eccessivo stress, bassa assunzione di liquidi da parte della madre, aumentato riassorbimento, alterata permeabilità delle membrane, infezioni vaginali, rottura delle membrane, ritardo di crescita del feto e patologie malformative fetali, specialmente a carico dell'apparato urinario. La bassa quantità di liquido amniotico non consente di permeare i polmoni fetali e potrebbe causare atelettasie anche gravi e immaturità polmonare. Inoltre, mancando la componente protettiva del liquido amniotico, il feto potrebbe risultare schiacciato contro le pareti uterine, con ridotti movimenti fetali e patologie malformative conseguenti come il piede torto congenito. Se la situazione dovesse persistere, potrebbe verificarsi anche un iposviluppo fetale. Ricordiamo che il Centro Iatropolis-Genesis Day Surgery di Caserta, diretto dal Dottore Raffaele Ferraro, è leader nel centro sud per quanto concerne la ginecologia e la fecondazione assistita. Per info 0823 325388.

 

Infertilità femminile, il ginecologo potrà scegliere tra la terapia farmacologica e quella chirurgica

Circa il 25% dei casi di infertilità femminile è legato da disfunzioni ormonali che possono degenerare in anovulazione. Un esempio, di anovulazione, è rappresentato dalla sindrome dell’ovaio policistico. Un’altra patologia che può associarsi all’infertilità è l’endometriosi. Ma quali sono le terapie che abitualmente vengono adottate per cercare di porre rimedio? Nei casi di anovulazione (abbiamo parlato della sindome dell’ovaio policistico) si può indurre l’ovulazione mediante la somministrazione di alcuni farmaci (clomifene citrato e gonadotropine). Tale induzione dell’ovulazione deve essere legata a stretto monitoraggio ecografico della crescita follicolare fino all’ovulazione ed essere seguita da rapporti mirati o inseminazioni intrauterine. I rischi maggiori di questi trattamenti sono la sindrome da iperstimolazione ovarica e le gravidanze multiple. Secondo studi, quasi la metà delle donne con sindrome dell’ovaio policistico ha un alterato metabolismo glucidico con insulino-resistenza. Di conseguenza può essere utile l’uso della metformina, farmaco insulino-sensibilizzante, per il miglioramento dell’assetto metabolico e quindi della risposta al clomifene citrato e alle gonadotropine. Ma abbiamo anche un'altra causa collegata all’anovulazione. Si tratta dell’iperprolattinemia che può essere causata da adenomi ipofisari, assunzione di farmaci, ipotiroidismo o insufficienza renale cronica. In questi casi si consiglia una terapia con farmaci quali la cabergolina o la bromocriptina, in grado di abbassare i livelli di prolattina e di ripristinare l’ovulazione. Nel 25-35% dei casi di infertilità femminile la causa è da ricondursi ad alterazioni morfo-funzionali delle tube di Falloppio che, se di lievi entità, possono essere trattate chirurgicamente per via laparoscopica, con buone percentuali di successo. Il 5-10% di casi di infertilità femminile è dovuto a patologie uterine congenite (malformazioni, setti uterini o cervicali) o acquisite (miomi o polipi) che frequentemente richiedono un trattamento chirurgico con buoni risultati. Naturalmente la scelta legata ad una terapia farmacologica oppure chirurgica spetta sempre al ginecologo.

 

Voglia di un figlio: quando la Fecondazione Assistita può essere una soluzione

Fertilità ed infertilità sono temi di grande attualità. Oggi molto più di ieri sono aumentati i casi di infertilità e diminuite le nascite per una serie di fattori, uno dei quali legato all’età. Fino a qualche decennio addietro, infatti, si diventava genitori più frequentemente tra i venti ed i trent’anni. Nella società odierna l’età si è alzata per fattori economici, sociali o familiari e questo sta comportando, come detto, un calo della natività legato, nella maggior parte dei casi, all’infertilità che può colpire l’uomo, la donna o entrambi. Ecco perché oggi, di più rispetto a 20 anni fa la fertilità va preservata sin dall’infanzia. A volte, fortunatamente, banali infezioni contratte nell’infanzia e durante la giovane età, se trascurate, possono comportare conseguenze negative a lungo termine sulla fertilità. Come spiegavamo in precedenza il lavoro, la realizzazione nella società o altre problematiche tendono a rimandare la nascita di un figlio. Ogni donna nasce con un numero predefinito di cellule uovo (riserva ovarica) che, con il passare del tempo, si riduce fino ad esaurimento. Per questo motivo la fertilità delle donne diminuisce a partire dai 30 anni con un calo molto significativo dopo i 40. Oggi, si stima che circa il 15% delle coppie sono infertili (nel senso che dopo un anno, a volte due, di rapporti regolari e non protetti non sono riuscite a concepire). Il fumo, l’obesità o l’eccessiva magrezza, diverse sostanze ambientali, come i derivati delle plastiche e degli idrocarburi, la sedentarietà e l’uso di sostanze dopanti rappresentano alcuni tra i principali fattori di rischio. Ma ci sono anche le infezioni sessualmente trasmesse che possono condizionare e non poco. Nel corso degli ultimi anni si è registrato un incremento delle patologie acute e croniche della sfera riproduttiva. Sono aumentate, nelle donne, le alterazioni tubariche, le malattie infiammatorie pelviche, fibromi uterini, endometriosi, alterazioni ormonali e ovulatorie. Negli uomini, invece, sono lievitate le condizioni che alterano la produzione ormonale, riducono il testosterone e modificano la struttura e la funzione del testicolo, come varicocele, criptorchidismo, malformazioni genitali, infiammazioni testicolari, patologie prostatiche. Quando l’infertilità colpisce una coppia, oltre alle terapie del caso che vanno stabilite con il proprio medico e che possono ‘sbloccare’ la situazione, si può tentare con la Fecondazione Assistita che sta avendo sempre più successo. Il Centro Iatropolis-Genesis Day Surgery di Caserta, diretto dal Dottore Raffaele Ferraro, rappresenta un’eccellenza in tal senso. Nel 2021, nonostante la pandemia, la struttura ha effettuato quasi 700 trattamenti per ciò che riguarda la Procreazione Medicalmente Assistita. Questo dato colloca Iatropolis-Genesis Day Surgery tra i centri più produttivi dell’Italia intera.


Voglia di avere un figlio. In Italia continuano a calare le interruzioni volontarie della gravidanza

Sempre meno donne, in Italia, decidono di interrompere la gravidanza volontariamente. E’ quanto emerge dalla Relazione trasmessa al Parlamento pochi giorni fa. I dati sono stati raccolti dal Sistema di Sorveglianza Epidemiologica delle IVG, attivo in Italia dal 1980, che impegna l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il Ministero della Salute e l’Istat da una parte, le Regioni e le Province autonome dall’altra. Il rapporto si basa sull’anno 2020 nel quale sono state notificate 66.413 interruzioni volontarie di gravidanza, meno 9,3% rispetto al 2019. La discesa riguarda tutte le aree geografiche, nord, centro e sud. Il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza nel 2020 è diminuito in tutte le classi di età rispetto al 2019, in particolare tra le giovanissime. I tassi di abortività più elevati restano nelle donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Prima dell’aborto prevale, tra le donne, il ricorso al consultorio familiare per il rilascio della certificazione necessaria alla richiesta di interruzione volontaria della gravidanza (43,1%), rispetto agli altri servizi (Medico di fiducia: 19,9%; Servizio ostetrico-ginecologico: 33,4%). Il consultorio non offre solo questo servizio ma svolge un importante ruolo nella prevenzione dell’interruzione volontaria della gravidanza e nel supporto alle donne. Infine un ultimo aspetto sull’obiezione di coscienza. Nell’anno preso in considerazione, il 2020, il fenomeno ha riguardato il 64,6% dei ginecologi (valore in diminuzione rispetto al 67,0% del 2019), il 44,6% degli anestesisti e il 36,2% del personale non medico. Si rilevano ampie variazioni regionali per tutte e tre le categorie. Insomma il desiderio di diventare madre è più forte di quelle che possono essere le paure, per carità sacrosante, che può avere una donna in attesa o una coppia in attesa. Stando almeno ai dati sopraelencati.