Ginecologia. La vaginite atrofica, una conseguenza comune della menopausa

La vaginite atrofica è una conseguenza comune della menopausa. Parliamo di una infiammazione della mucosa vaginale con costante diminuzione tissutale dell'apparato riproduttivo femminile. Con l'insorgere della menopausa diminuisce la secrezione di ormoni steroidei ed in maniera particolare di estrogeni. Ciò porta ad una situazione di ipotrofia dell'epitelio di rivestimento vaginale e conseguente scomparsa delle glicoproteine di rivestimento. Inoltre si verificano diminuzione dello spessore dell'epitelio e riduzione percentuale della componente elastica della sottomucosa. 

Essa può portare anche ad una predisposizione verso infezioni (esempio: candidosi di grado lieve o moderato) e produce una importante riduzione di lubrificazione. I sintomi più frequenti, quando si ha a che fare con la vaginite atrofica, sono distrofia, dispareunia, ectropion, prurito della vulva, bruciore e sanguinamento. Per quanto rigaurda la terapia, essa deve essere sempre decisa dal ginecologo dopo aver visitato la paziente. Abitualmente la vaginite aterofica si attacca con la somministrazione di estrogeno. Non di rado vengono prescritte pomate oppure ovuli intravaginali a lento rilascio. Ma il medico può anche optare per l'uso di un laser ad anidride carbonica (CO2) in modalità frazionata che produce una rigenerazione sia dell'epitelio che del tessuto connettivo della mucosa vaginale.

Voglia di avere un figlio. Nel 25% dei casi l'infertilità femminile è legata a disfunzioni ormonali risolvibili

A frenare la voglia di avere un figlio ci possono essere diversi fattori, tra questi (e non di scarsa importanza) c'è l'infertilità femminile. Essa non consente ad una donna, per varie cause, di arrivare alla gravidanza. Nel momento in cui viene messa al mondo una donna ha una riserva ovarica che, col trascorrere dell'età va diminuendo, azzerandosi alla menopausa. 

Circa il 25% dei casi di infertilità femminile è legato da disfunzioni ormonali che possono degenerare in anovulazione. Un esempio, di anovulazione, è rappresentato dalla sindrome dell’ovaio policistico. Un’altra patologia che può associarsi all’infertilità è l’endometriosi. Ma quali sono le terapie che abitualmente vengono adottate per cercare di porre rimedio? Nei casi di anovulazione (abbiamo parlato della sindome dell’ovaio policistico) si può indurre l’ovulazione mediante la somministrazione di alcuni farmaci (clomifene citrato e gonadotropine). Tale induzione dell’ovulazione deve essere legata a stretto monitoraggio ecografico della crescita follicolare fino all’ovulazione ed essere seguita da rapporti mirati o inseminazioni intrauterine. 

I rischi maggiori di questi trattamenti sono la sindrome da iperstimolazione ovarica e le gravidanze multiple. Secondo studi, quasi la metà delle donne con sindrome dell’ovaio policistico ha un alterato metabolismo glucidico con insulino-resistenza. Di conseguenza può essere utile l’uso della metformina, farmaco insulino-sensibilizzante, per il miglioramento dell’assetto metabolico e quindi della risposta al clomifene citrato e alle gonadotropine. 

Ma abbiamo anche un'altra causa collegata all’anovulazione. Si tratta dell’iperprolattinemia che può essere causata da adenomi ipofisari, assunzione di farmaci, ipotiroidismo o insufficienza renale cronica. In questi casi si consiglia una terapia con farmaci quali la cabergolina o la bromocriptina, in grado di abbassare i livelli di prolattina e di ripristinare l’ovulazione. Nel 25-35% dei casi di infertilità femminile la causa è da ricondursi ad alterazioni morfo-funzionali delle tube di Falloppio che, se di lievi entità, possono essere trattate chirurgicamente per via laparoscopica, con buone percentuali di successo. Il 5-10% di casi di infertilità femminile è dovuto a patologie uterine congenite (malformazioni, setti uterini o cervicali) o acquisite (miomi o polipi) che frequentemente richiedono un trattamento chirurgico con buoni risultati. Naturalmente la scelta legata ad una terapia farmacologica oppure chirurgica spetta sempre al ginecologo.

Sogno di avere un figlio. Il fattore età può incidere non poco sulle possibilità di diventare mamma

Tra le maggiori componenti che può condizionare la fertilità femminile troviamo il fattore età. Più si decide di avere un figlio quando si raggiungono o si superano i 36/37 anni minori sono le chances di diventare mamma. Ciò perchè la donna nasce con un patrimonio follicolare determinato che va incontro progressivamente ad esaurimento. La fertilità della donna subisce un primo calo significativo, anche se graduale, già intorno ai 32 anni e un secondo più rapido declino dopo i 37 anni, fino ad essere prossimo allo zero negli anni che precedono la menopausa. 

Questa caratteristica da un lato limita il tempo utile alla procreazione e dall’altro spiega l’aumentata incidenza di aborti spontanei del primo trimestre all’aumentare dell’età perché diminuisce anche la qualità degli ovociti. Fondamentale, nella valutazione dello stato di fertilità della donna è la visita ginecologica che prevede un’accurata raccolta della storia familiare e clinica con un attento esame obiettivo generale e dei genitali. 

La diagnosi di infertilità si basa su dosaggi ormonali e indagini strumentali. Un aiuto, anche quando si entra nella fase ‘discendente’ della fertilità, può arrivare dalla fecondazione assistita. Il Centro Iatropolis-Genesis Day Surgery è leader nella PMA. Pensate che solo nel 2022 sono state circa 700 le fecondazioni effettuate dal dottopre Raffaele Ferraro e dal suo staff. Per info e prenotazioni visite potete chiamare lo 0823 325388. Noi siamo a Caserta in via De Falco.

Voglia di avere un figlio. Infertilità maschile. I tipi di trattamento: eziologico ed empirico

Può colpire la donna ma anche l'uomo. Stiamo parlando dell'infertilità che rappresenta una delle cause per le quali sta l'Italia sta retrocedendo sempre più nella classifica delle nascite del mondo. Noi oggi ci occupiamo di quelle che possono essere le terapie per l’infertilità maschile in vista di una possibile Fecondazione Assistita, ricordando che il Centro Iatropolis-Genesis Day Surgery di Caserta è leader nel Meridione per i trattamenti contro l'infertilità e soprattutto è all'avanguardia nelle tecniche di fecondazione assistita. Le cause di infertilità vengono analizzate dall’andrologo che è anche colui che si occupa di decidere la terapia più adatta per il paziente. 

Ci sono due tipi di trattamento dell’infertilità maschile: quello eziologico e quello empirico. Il primo si adotta quando quando si individua la causa del problema e quindi è possibile un trattamento mirato. Ad esempio la varicocelectomia, quando indicata, assicura la rimozione di un fattore di rischio per la fertilità, il varicocele. Se invece dovessimo trovarci di fronte all’azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale) ostruttiva il trattamento può essere rappresentato dalla disostruzione delle vie seminali. Un’altra possibile infertilità riscontrabile, abbastanza comune, è rappresentata dalle infezioni genitali, che devono essere trattate con terapia specifica dopo esami colturali specifici. 

Per l’ipogonadismo ipogonadotropo (patologia ormonale in cui vi è un ridotto funzionamento dei testicoli per la presenza di un deficit di produzione di gonadotropine FSH ed LH da parte della ghiandola ipofisi) la terapia di scelta di solito è il trattamento ormonale combinato con gonadotropine, che permette in una buona parte dei casi la ripresa della spermatogenesi. Passiamo ai casi di trattamento empirico dell’infertilità maschile che si adotta quando non è possibile formulare una diagnosi precisa. Questo trattamento tende a migliorare la quantità e la qualità degli spermatozoi, aumentando così la probabilità di fecondazione e gravidanza. In questi casi è frequente l’uso di sostanze antiossidanti, vitamine e, in casi selezionati, anche di alcuni ormoni.

La rosolia: generalmente è una malattia lieve ma diventa pericolosa se contratta in gravidanza

Quando si parla di gravidanza un tema da non sottovalutare è senza dubbio la rosolia. Si tratta di una malattia infettiva acuta esantematica, causata da un virus a Rna del genere Rubivirus, della famiglia dei Togaviridae. Si manifesta con un’eruzione cutanea simile a quelle del morbillo o della scarlattina, malattie da cui può essere clinicamente indistinguibile. 

Generalmente è una malattia lieve ma diventa pericolosa se contratta durante la gravidanza perché può portare ad aborto spontaneo, morte intrauterina del feto, o gravi anomalie congenite. Il virus della rosolia può essere in grado di superare la barriera placentare ed eventualmente provocare anomalie embrio-fetali. "Se l’infezione avviene poco prima del concepimento o nelle prime 8-10 settimane di gestazione -si legge sul sito Epicentro ISS- il rischio stimato di conseguenze al feto è fino al 90%. 

Se l’infezione è contratta dopo la ventesima settimana l’infezione provoca raramente malformazioni congenite". Con la rosolia congenita si possono verificare difetti della vista, sordità, malformazioni cardiache, ritardo mentale, nonché danni epatici e splenici. Per contrastare la rosolia attualmente non c'è una terapia farmacologica specifica se si esclude l’uso di sintomatici per la febbre o i dolori articolari o antibiotici in caso di sovrapposizioni batteriche.

Fertilità ed infertilità femminile: gli esami strumentali suggeriti

Nel recente passato abbiamo pubblicato articoli inerenti le cause che possono condizionare la fertilità femminile. Oggi ci occupiamo, invece, delle indagini strumentali che più frequentemente vengono richieste alla donna in merito a questo argomento. Un esame importante è senza dubbio l’ecografia pelvica. E’ indispensabile nella valutazione della fertilità della donna, in quanto consente di verificare la conta dei follicoli ovarici, il verificarsi dell’ovulazione e la presenza di eventuali lesioni dell’utero e degli annessi. Altro esame, stavolta radiologico, è l’isterosalpingografia. 

E’ scarsamente invasivo e permette una buona valutazione della morfologia e delle eventuali patologie uterine e della pervietà tubarica attraverso l’infusione di un mezzo di contrasto o soluzione salina sterile mista ad aria e successiva valutazione delle scansioni radiologiche ottenute. I dati emersi sulla morfologia dell'apparato genitale femminile, ottenuti mediante isterosalpingografia, permettono di tracciare una diagnosi differenziale delle possibili cause d'infertilità femminile. Continuando c’è isterosono/salpingografia. 

Si tratta di una ecografia transvaginale con introduzione, attraverso un sottile catetere, di una soluzione fisiologica sterile alternata ad aria in cavità uterina per visualizzarne il passaggio attraverso le salpingi valutandone così la pervietà. La dilatazione della cavità uterina consente anche una migliore definizione dei margini endometriali e delle caratteristiche della cavità stessa. Infine l’isteroscopia che concerne in una tecnica endoscopica minimamente invasiva che permette di valutare la cavità uterina, la presenza di patologie endocavitarie e l’endometrio. Tutti gli esami citati possono essere effettuati dal nostro Centro, Iatropolis-Genesis Day Surgery con sede in Caserta alla Via De Falco. Per info e prenotazioni potete chiamare lo 0823 325388.

In gravidanza è importante ridurre l'utilizzo del sale a tavola per una serie di ragioni

Recentemente si è svolta la 'Settimana Mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo alimentare di sale', promossa dalla World Action on Salt, Sugar and Health, associazione con partner in 100 Paesi dei diversi continenti costituita nel 2005. In Italia, secondo uno studio, nel periodo 2023-2024, è stato riscontrato, in campioni di popolazione di età 35-74 anni residenti in 12 Regioni, un consumo medio giornaliero di sale pari a 9,3 grammi negli uomini e 7,2 grammi nelle donne, "sostanzialmente stabile rispetto alla rilevazione 2018-2019 e diminuita di circa il 12% rispetto al periodo 2008-2012. Da questi dati preliminari emerge, altresì, che solo il 10% degli uomini e il 24% delle donne ha un adeguato consumo di sale, ovvero inferiore a 5 grammi al giorno" - si legge sul sito del Ministero della Salute.

Il Centro Iatropolis-Genesis Day Surgery di Caserta è leader nel Meridione per ciò che riguarda la ginecologia e la fecondazione assistita. Ogni anno sono circa 700 i trattamenti PMA che il dottore Raffaele Ferraro ed il suo staff eseguono con ottimi risultati. E allora sul consumo di sale in gravidanza abbiamo chiesto lumi al nostro staff: "Alle pazienti in gravidanza consigliamo una riduzione dell'utilizzo del sale a tavola perchè può comportare un ulteriore aumento del volume dei liquidi extra cellulari. Il che può generare gonfiore alle gambe ed anche edemi agli arti inferiori. Per quanto concerne, invece, le donne in attesa che lamentano problemi cardiovascolari, in particolare ipertensione arteriosa, suggeriamo l'eliminazione totale del sale a tavola. Un aggravarsi dell'ipertensione generata dall'ingerimento di sodio potrebbe infatti provocare anche distacco della placenta e parto pre termine".

Ma quali potrebbero essere le azioni per ridurre il consumo di sale? Ecco alcuni suggerimenti: usare erbe, spezie, aglio, peperoncino, erbe aromatiche e agrumi al posto del sale. Inoltre, scolare e risciacquare verdure e legumi e in scatola e mangiare più frutta e verdura fresca. Infine, ridurre gradualmente il sale nelle ricette preferite, così da far adattare le papille gustative.